
Poiché spiegate ho l'ali al bel desio
Quanto più sotto i piè l'aria mi scorgo,
Più le veloci penne al vento porgo.
E sprezzo il mondo e verso il ciel m'invio.
Né del figliuol di Dedalo il fin rio
Fa che giù pieghi, anzi vieppiù risorgo:
Ch'io cadrò morto al suol ben m'accorgo;
Ma qual vita pareggia il morir mio ?
La voce del mio cor per l'aria sento:
Dove mi porti, temerario ? - china,
Ché raro è senza duol troppo ardimento.
Non temer, rispond'io,l'alta ruina;
Fendi sicur le nubi, e muor contento
Se il Ciel si illustre morte ne destina.
il giovane Icaro, preso dal gusto del volo verso la libertà assoluta e incurante dei richiami del vecchio padre Dedalo, si avvicina sempre di più al sole, dimenticando che le ali con cui si è alzato verso il cielo sono di cera. La caduta rovinosa e la morte sono lo scotto che egli paga a questa sua illusione. La favola antica ha una sua lezione di valore perenne. Nella vita vi sono altre illusioni a cui non ci si può affidare, senza rischiare conseguenze disastrose per la propria ed altrui esistenza
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