venerdì 1 febbraio 2008

icaro


Poiché spiegate ho l'ali al bel desio

Quanto più sotto i piè l'aria mi scorgo,

Più le veloci penne al vento porgo.

E sprezzo il mondo e verso il ciel m'invio.

Né del figliuol di Dedalo il fin rio

Fa che giù pieghi, anzi vieppiù risorgo:

Ch'io cadrò morto al suol ben m'accorgo;

Ma qual vita pareggia il morir mio ?

La voce del mio cor per l'aria sento:

Dove mi porti, temerario ? - china,

Ché raro è senza duol troppo ardimento.

Non temer, rispond'io,l'alta ruina;

Fendi sicur le nubi, e muor contento

Se il Ciel si illustre morte ne destina.

il giovane Icaro, preso dal gusto del volo verso la libertà assoluta e incurante dei richiami del vecchio padre Dedalo, si avvicina sempre di più al sole, dimenticando che le ali con cui si è alzato verso il cielo sono di cera. La caduta rovinosa e la morte sono lo scotto che egli paga a questa sua illusione. La favola antica ha una sua lezione di valore perenne. Nella vita vi sono altre illusioni a cui non ci si può affidare, senza rischiare conseguenze disastrose per la propria ed altrui esistenza

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