
ti ho visto mille volte, probabilmente molte di più... eppure mai come ieri.
lo sguardo spento, triste, abbandonato.
le mani deboli e tremanti. la testa pesante e stanca.
le gambe inesistenti.
i lividi ti coprivano ovunque.
biascicavi.
bofochiavi parole incomprensibili a tutti tranne che a te che producevi quei suoi indistinguibili.
ti guardavo imbarazzata per paura che ti accorgessi del dolore del mio cuore.
ti guardavo dolcemente perché tutta quella tua debolezza ti rendeva un vecchio cucciolo d'uomo ormai consumato da una malattia troppo grande.
poi hai iniziato a parlare... a dire cose senza senso... e per un attimo ho desiderato ardentemente che tu dicessi tutte quelle cose per cui in gran segreto ti prendiamo in giro in famiglia... e qualcuna l'hai anche detta suscitando in me una malinconia incredibile.
avrei voluto abbracciarti forte e piangere sulla tua spalla, ma non potevo. ho dovuto essere forte per te, per la zia. e se mi fossi messa a piangere in uno dei tuoi pochi momenti di lucidità? no, non volevo farti così male. ho pianto dopo, da sola, in macchina prima di tornare a casa.
ho pianto solo quanto mi serviva per liberarmi subito delle paure più banali... e poi sono partita.
ora però ho ancora voglia di piangere per te... per me... e per tutto quello che sei e hai saputo essere.
ma ancora dobbiamo aspettare che tu decida che è arrivata la fine. non soffrire troppo. ti chiedo solo questo... non soffrire troppo.

